PRESIDENTE-PADRE-PADRONE

A cura di Fulvio Floridia, advertiser, autore, digital artist, blogger, opinionista presso Sportitalia, radiomilaninter, Lombardiatv, controcalcio.com
10.03.2016 00:00 di Fulvio Floridia  articolo letto 763 volte
PRESIDENTE-PADRE-PADRONE

Non vivendo a Palermo, molte sfumature riguardanti la squadra rosanero ovviamente mi sfuggono. Però di fronte alla scientifica alternanza del sistema “usa e getta” di allenatori sulla panchina del Palermo credo che non esista sfumatura che tenga o chissà quale significato recondito possa celarsi dietro a scelte così insensate. 
Credo ormai che l’atteggiamento del presidente sia dipendente dal delirio di onnipotenza, difetto tristemente comune nel calcio nostrano, soprattutto tra i presidenti italiani. 
I presidenti entrano in primis nel mondo del calcio quasi sempre per una passione legata al calcio, ma soprattutto per altri svariati interessi quali il profitto economico, il ritorno d’immagine, il prestigio personale e altro ancora.
Abbiamo avuto tanti presidenti con queste caratteristiche. Presidenti anche mecenati, che però grazie al calcio dovevano celebrare la propria immagine. Presidenti arrivisti, che utilizzavano la squadra di calcio come trampolino per le proprie attività personali. Presidenti promiscui che mischiavano calcio e politica mutuando successi conseguiti in campo in consensi tra gli elettori.
L’onnipotenza del presidente pertanto si legittima quando, i presidenti, oltre a essere proprietari di una squadra di calcio, si sentono persino in grado di agire fortemente sull’operato della stessa. È forse anche un plausibile risvolto umano, una sorta di partecipazione diretta al “gioco”, insomma vogliono giocare anche loro!. Ma questo aspetto, in parte comprensibile, è inaccettabile quando un presidente si trova ad affermare: “Io ci metto i soldi, conosco il calcio benissimo e perciò decido io”. È una ragione che raramente ha senso! Qualche presidente effettivamente di calcio ne capisce abbastanza, ma il rispetto dei ruoli è però fondamentale nella gerarchia di una squadra. Guai a sovvertire le posizioni e a scompaginare le competenze! Regnerebbe il caos!
Nello specifico del Palermo mi sembra che accada proprio questo. Zamparini è una sorta di Presidente-Padre-Padrone che decide tutto, che sa tutto, che organizza tutto, che vorrebbe allenare personalmente la squadra sul campo, se non anche decidere di indossare maglia e scarpini e sostituirsi pure al centravanti titolare...
Ieri sera ho incrociato il Presidente rosanero durante una intervista televisiva e ho dedotto che l’uomo in sé può anche aver fatto bene in passato, come egli stesso afferma, e nessuno può contestarglielo (basti rammentare i buoni risultati del Palermo e i grandi calciatori transitati alla Favorita, Cavani, Miccoli, Grosso, Barzagli, Pastore, Toni, Sirigu, Ilicic, Dybala, ecc.), ma ogni annata è differente, esiste un mercato che viene interpretato magari al risparmio e le stagioni studiate a tavolino dal Presidente-Padre-Padrone non sempre centrano sul campo le tanto auspicate aspettative. Mi pare che quest’anno la solita vendita del prezzo pregiato (Dybala) e il continuo ricambio dell’organico, non abbiano garantito arrivi interessanti, ma anzi un depauperamento generale specie in attacco con l’arrivo di un crepuscolare Gilardino e la cessione di un giovane di ottime prospettive quale Belotti.
E poi l’allenatore, per Zamparini, è una sorta di incidente di percorso, da evitare sempre. Per lui gli allenatori non devono esistere perché sono tutti incapaci. Possono magari servire da caprio espiatorio per coprire le manchevolezze presidenziali, in quanto la colpa di tutto ovviamente non può e non “deve” essere attribuita mai al Presidente-Padre-Padrone. I suoi 58 esoneri stanno infatti lì a testimoniarlo.
Iachini nelle ultime stagioni ha fatto bene e richiamarlo alla guida del Palermo è stata forse l’idea più sensata che Zamparini abbia partorito in questo campionato. L’allenatore conosce ben l’ambiente, deve ricostituire in fretta la forma fisica e gli equilibri sfaldati quest’anno dal passaggio del Palermo in troppe mani. 
Dopo le fatali conseguenze dello “tsunami” presidenziale di questa stagione Zamparini, per mettere Iachini a suo “agio”... gli imputa pure la mancanza del “bel gioco” che invece Carpi e Frosinone, a detta sua, sono in grado di esprimere (ma ne è così sicuro?). Invece per me il Palermo di Iachini ha giocato un discreto match a Milano contro un’Inter superiore e volitiva: non era certamente questa la gara dove il Palermo avrebbe dovuto recuperare punti.
Per finire, ultimamente ho presentato in radio il libro “La scienza dei goal” scritto a quattro mani dai bravissimi Carlo Canepa e Luciano Canova, e di cui consiglio fortemente la lettura. Ebbene, all’interno è possibile leggere un capitolo dedicato a una ricerca scientifica sulle teorie che spingono i presidenti a esonerare gli allenatori. Alla fine la conseguenza del cambio dell’allenatore non è assolutamente decisiva come si può pensare a ribaltare le sorti in senso positivo di una squadra. Esonerare non serve a nulla! Dopo una curva iniziale favorevolmente legata - ma non sempre - alle idee nuove del mister subentrato, i risultati tendono ad assestarsi sul trend di sempre che quella squadra offriva precedentemente all’esonero dell’allenatore precedente.
Zamparini pertanto si metta il cuore in pace e lasci lavorare il proprio allenatore, Iachini o Novellino o altri che sia...