AL BATTESIMO UN PALERMO da A: Ideali e Vision

Una lettura del background ideale e valoriale del nuovo Palermo. Iachini cardine. Battesimo in Bad Klein (piccola)Kirch (chiesa) heim (casa). Buon viatico per i rosanero.
30.06.2014 23:05 di Giovanni Chifari  articolo letto 1113 volte
Chiesa di St. Kathrein
Chiesa di St. Kathrein

Nuova stagione alle porte. Primo atto la comunicazione delle date del ritiro estivo. Il Palermo ai nastri di partenza il 12 luglio. In attesa di chiarezza circa l’assetto dirigenziale della squadra, è bene ripartire dai punti fermi della squadra, dagli ideali o meglio dalla vision. A dettare i parametri valoriali che orientano le scelte dei rosanero, evidenti fin dalle prime mosse di mercato, un capitano fuori dal campo, una guida capace di dosare il tempo della disciplina con quello del rilassamento, Beppe Iachini. Ci interrogavamo la settimana scorsa sull’inattesa cessione di Lafferty, adesso per bocca del Presidente è stato svelato il mistero: decisione del Mister per motivazioni di carattere extracalcistico. Non si tratta del prandelliano “codice etico”, ma senza dubbio il coach ritiene imprescindibili alcuni valori di base senza i quali ogni soggetto rallenta il suo percorso di crescita umana e ciò inevitabilmente si potrà riflettere sul campo e nell’approccio ai match. In un’epoca che ha mostrato la clamorosa crisi di ogni figura paterna, indebolendo non poco il concetto di autorevolezza, aprendo la grande debacle educativa, che oggi in molti chiamano emergenza, è un bel segnale che ci siano figure forti in grado di ripristinare un certo ordine. Niente di eccessivo, si tratterà solo di dosare, come un maestro dell’educazione come Don Bosco ha eseguito con frutto, il tempo della fermezza con quello della dolcezza. Ideali e vision di un Palermo che intende approcciarsi bene alla nuova stagione, puntando a un cammino virtuoso che si può costruire solo attraverso la continuità tra la  vita sul campo e quella fuori dal campo. Il fallimento della nostra nazionale ai mondiali brasiliani e la ripetuta disfatta delle squadre di club in ambito europeo, ci segnalano oltre un gap di natura tecnico organizzativa, economico gestionale, anche una probabile sopravalutazione delle rose a disposizione dei team. Si tratta forse di una problematica culturale, di una ricezione di una tendenza che annulla il valore del sacrificio, dell’impegno, diciamolo pure della gavetta. Un fenomeno anche extracalcistico, se è vero che anche nella musica, si possono calcare palcoscenici prestigiosi come quello dell’Ariston, non più dopo una lunga gavetta ma dopo un consenso popolare che attraverso vari format televisivi ha ratificato un talento. Così anche nel calcio il monito di Buffon ha sollevato un giustificato allarme: “Non bastano tre o quattro partite per essere un campione … ho giocato in nazionale due anni dopo l’esordio .. e adesso un ragazzo dopo tre buone partite è in nazionale e dà per scontato tutto”. Una tendenza indubbiamente in atto anche nelle squadre di club, dove si sceglie di puntare su giovani di prospettiva ma forse poco maturi fuori dal campo. Con un certo sollievo, osserviamo che nella realtà rosanero c’è un certo filtro, c’è un placcaggio di questa deriva diffusa. I giovani sono trattati da giovani, alcuni sono mandati a fare esperienza in altre squadre mentre altri rimangono in rosa per poter crescere accanto a professionisti più affermati. Una scelta che appare saggia, perché in questo modo si crea la giusta alchimia tra veterani e giovani. Non mancano al Palermo giovani promesse, giovani di talento, soprattutto in attacco, che potranno consacrarsi fin dal prossimo campionato. Permane il consiglio di Buffon: “Arare i campi della A”. Corsa e sacrificio in campo, professionalità e disciplina fuori dal campo. L’imminente ritiro potrà favorire questo percorso. Del resto, non a caso si chiama ritiro. Proprio perché indica un tempo diverso rispetto al quotidiano scorrere delle giornate calcistiche, uno spazio per il corpo e forse anche per l’anima. A Bad Kleinkirchheim, dove il Palermo starà per gran parte del ritiro, il team potrà trovare paesaggi meravigliosi, scenari incantevoli che non possono non ristorare l’anima. Se poi pensiamo all’etimologia del nome del comune della Carinzia troveremo un’ulteriore suggestione: kleim (piccola) kirch (chiesa) heim (casa). Insomma, non manca niente. Ci sono anche le terme (da cui il nome “Bad”), la più nota quella di San Caterina, sorgente la cui acqua giunge fin sotto la omonima chiesa dove viene convogliata in una cappella e utilizzata per i battesimi. Buon viatico per una squadra che intende dare speranza ad un popolo e una città e ben figurare in serie A.