Destabilizzare o Costruire?

Palermo in stand by, fase nuova, inattesa. Un tempo per ricostruire, vincendo le tendenze destabilizzanti.
07.10.2014 22:51 di Giovanni Chifari  articolo letto 1156 volte
© foto di foto Federico De Luca
Destabilizzare o Costruire?

Sesta di campionato, tre pareggi e tre sconfitte, ma se il match al 90° finisse ai punti, stile pugilato, potremmo parlare di una situazione in equilibrio, nella quale realmente negativi risulterebbero solo il secondo tempo con la Lazio e l’intero match di Empoli. Ma com’è stato giustamente affermato, al calcio non si vince ai punti, ma vince chi fa un gol in più dell’altro. Realtà di per sé scontata che ci suggerisce tuttavia che questo sport è fatto di episodi, e che basta poco per cambiare il corso di una partita, la parabola di una performance sportiva. Riflettere sul fattore “episodi” significa richiamare alcune componenti ad essi connesse quali il “morale”, l’autostima, la sicurezza di un gruppo. La letteratura calcistica è ricca di esempi di squadre che quando sono in vantaggio o quando riescono a emergere attraverso il fattore sorpresa, magari sovvertendo i pronostici di partenza, poi, già sul campo riescono a disegnare una fitta rete di passaggi e giocate vincenti e in genere riescono a portare a casa il risultato. Invece in quegli ambiti dove prevalgono risultati opachi o negativi, piano piano si diffondono depressione, mancanza di autostima e insicurezze varie con l’aggravante dell’accrescersi della pressione che può essere esercitata. Alla fine si rischia di arrivare ai match decisivi con paura, quando invece si gioca con la mente libera, si riesce  a fare meglio.

A questa situazione non semplice per i colori rosanero, si aggiunge un effetto potenzialmente destabilizzante per la dinamica di leadership, che si innesca nella costruzione e gestione del gruppo, fra allenatore e calciatori. Quale ricaduta ci può essere in tal senso? Sapere che un allenatore debba aver bisogno dei consigli e delle indicazioni tecniche del proprio presidente è un fattore che inevitabilmente può indebolire la fiducia che il mister si conquista negli allenamenti sul campo. Si tratta di una questione di riconoscimento delle competenze professionali di un soggetto. Sarebbe stato diverso se quanto detto e pubblicato dai Media, circa esternazioni del presidente, fosse stato condiviso in privato, vis a vi, con il mister. Le foto della squadra in ritiro in Cadore (Friuli) ritraggono adesso questo confronto personale tra presidente e allenatore. Bisognerà proseguire su questo stile per non indebolire la credibilità e l’efficacia comunicativa del rapporto allenatore/calciatori.        

Se da un lato, infatti, dopo tanti anni di calcio può sussistere una reale competenza tecnico tattica presidenziale, allo stesso modo, sarebbe forse più utile alla salute della squadra che questo scambio fosse condiviso in privato e non via media. Ma il calcio è anche spettacolo, in un certo modo un “grande fratello” dove fa notizia un’esternazione o nel nostro caso una nomea consolidata di “mangia allenatori” che da più parti si attende o si auspica di poter aggiornare. Invece, ecco un inatteso colpo di scena, il mister non va via. Chissà forse siamo di fronte davvero a un nuovo modello dirigenziale. E allora si potrebbe cercare di descrivere il tutto con il linguaggio delle relazioni e dinamiche familiari, dove c’è un padre che per il bene e la salute della propria squadra, suggerisce un ritiro, come una sorta di ricetta medica. Sarà così? Vedremo. Sta al Palermo adesso ritrovare se stesso, ricucire gli strappi, creare compattezza a tutti i livelli. Ma in un calcio fatto anche di episodi, come dicevamo sopra, ci sia consentito di esplorare l’insondabile. Se cioè, non fosse stato fischiato l’intervento di Feddal e quindi Vazquez avesse fatto gol, la partita non sarebbe cambiata?