GUARDARE AL PASSATO PER CAPIRE IL PRESENTE

Restyling in casa Palermo. Ma forse la soluzione viene dal passato. Un confronto tra il Palermo di Guidolin e quello di Iachini.
13.10.2014 22:23 di Giovanni Chifari  articolo letto 929 volte
© foto di Federico De Luca
GUARDARE AL PASSATO PER CAPIRE IL PRESENTE

Squadra in ritiro verso un nuovo inizio. Un supplemento d’obbligo per cercare di approcciare meglio una realtà di non facile interpretazione come quella della A. potrebbe essere questa una delle chiavi di lettura del periodo attuale. Si è parlato molto dei risultati che non arrivano a dispetto di prestazioni sul campo ottimali (eccetto Empoli). Tuttavia si è posto meno l’accento sulla questione dell’interpretazione del nuovo campionato. Cosa significa giocare in A? Se prendiamo la rosa del Palermo stiamo parlando di una realtà non nuova per tanti, quasi tutti, però bisogna anche distinguere l’esperienza dei singoli dall’essere squadra in un determinato contesto. E qui c’è una novità assoluta che richiede un tempo di adattamento. Inoltre in genere, a più livelli, si registra la costante dell’assenza di memoria storica, molto spesso cioè si tende a dimenticare l’esperienza passata e a volte si ritiene di poter prescindere dagli insegnamenti che provengono dal passato. Così, per cercare di interpretare questo periodo, sarà forse utile andare a verificare che tipo di approccio e anche di assetto tattico aveva il primo Palermo ad aver varcato nell’ultimo tempo la soglia della A, vale a dire il Palermo di Guidolin. Un rimando fecondo che lascia trasparire diverse analogie e richiama anche alcuni possibili correttivi a quanto fin qui praticato.

Per quanto concerne l’approccio, il palermo del tecnico di Castelfranco Veneto, che si dice abbia mandato il tattico Viviani, ad arricchire e completare il reparto tecnico della panchina rosanero, non aveva paura di nessuno. Non era spavaldo ma umile. La squadra scendeva in campo ben coperta, bene equilibrata, non mollava mai, aveva fame e voglia di stupire. Panorama simile a quello del Palermo di Iachini. Sul piano degli accorgimenti tecnico tattici emergono tuttavia delle sostanziali differenze. Il Palermo neofita in serie A giocava con la difesa a 4 (con Barzagli e Biava centrali e Zaccardo e Grosso sulle fasce) e con un centrocampo a 3, con un palleggiatore come Corini e due podisti come Mutarelli e Barone, poi due trequartisti, Zauli e Brienza e il solo Toni di punta. La querelle sulla difesa a tre o a quattro è ormai una disquisizione senza fine, tuttavia se guardiamo alla storia recente del Palermo, è la difesa a quattro ad aver fatto a fortuna dei rosanero. Dal Palermo di Guidolin a quello di Rossi. Forse garantisce più ordine e lega meglio i reparti. Ma su questo punto è difficile che ci siano cambiamenti nell’attuale Palermo. Qualche speranza in più si può nutrire invece sul centrocampo. C’è uno smistatore di palloni, un regista alla Corini nell’attuale Palermo? Sembrerebbe di no, tranne se non si provassero in quel ruolo o il veterano Maresca oppure l’esordiente Chocev. E allora come due podisti a reggere l’urto di un potenziale offensivo di valore, potrebbero alternarsi i vari Barreto e Rigoni, o anche Bolzoni e N’Gogi. Insomma, centrocampo a tre con un playmaker e due interditori. In questo modo l’attacco potrebbe reggere la presenza di due trequartisti o di un trequartista e due punte, con i vari Belotti, Dybala e Vazques che potrebbero benissimo giocare insieme.

Chissà se sarà d’accordo Viviani, se concorderà Iachini e se un Palermo più amalgamato potrà meglio competere nel palcoscenico della A?