L'INDUSTRIA DEL CALCIO

C'è ancora spazio per sentimenti e passione nel mondo del calcio? Quale attaccamento ai colori rosanero? Un tentativo di analisi
31.03.2015 00:09 di Giovanni Chifari  articolo letto 1137 volte
© foto di Simone Lorini
L'INDUSTRIA DEL CALCIO

Fase in chiaro scuro del Palermo, ma del resto ci siamo abituati. Tutto è già inscritto nei colori rosanero: rosa come il dolce, nero come l’amaro. Non si tratta di una cromoterapia ma più semplicemente della vita. Di quell’esistenza che in questo secolo di storia rosanero ha visto passare in rassegna sogni e desideri, speranze ma anche delusioni di una tifoseria che continua ad amare la propria squadra, di dirigenti, calciatori e allenatori che hanno creduto in un progetto e che a loro modo e per un certo periodo hanno accompagnato intere generazioni di tifosi.

Oggi però appare piuttosto evidente che qualcosa sta davvero cambiando. Quando ci si interroga sui vuoti degli spalti, non si può ritenere di aggirare l’ostacolo dicendo che essi sono dovuti solo al caro prezzi o alla crisi economica, c’è dell’altro. Ritengo si possa chiamare disaffezione. Effetto dell’industria del calcio, dei parametri economici, dei budget, dei mercati. Tutto ciò determina un effetto boomerang che colpisce tutti, dai dirigenti all’allenatore, dalla squadra ai tifosi. Il processo che esso innesca è di tipo destabilizzante, indebolisce le certezze, annulla ogni sicurezza, rende poco attraente il futuro perché suggerisce l’idea del dover sempre ricominciare daccapo.

Chissà forse è una questione di deontologia anche per una comunicazione mass mediatica che va alla ricerca affannosa di scoop e quindi non accetta che ci possano essere situazioni stabili ma punta sempre sul cambiamento.

Ci si chiede il perché della flessione del Palermo, ma è chiaro che se vengono meno le motivazioni dei singoli, il gruppo non può non indebolirsi. Le voci di mercato disturbano. Molti addetti ai lavori criticano il mercato di gennaio, ma se anche quello di luglio inizia adesso, a poco serve lamentarsi. Il valzer è già in atto, tutti sono in gioco. Un vero peccato.  A livello sociologico mi sembra che il problema si possa spiegare con il venir meno di ogni freno inibitore, con il crollo di quel muro virtuale che delimitava il campo proprio di ognuno. Non sembra all’attenzione di tutti il bene della squadra ma le prospettive del singolo. Sentimenti e passione solo un amarcord.

Ad un livello più profondo il problema appare di ordine spirituale. Oggi manca un vero discernimento, e come strumenti facilitatori delle scelte di ognuno abbiamo in realtà dei disvalori travestiti da valori: il diktat del potere, del denaro e della carriera. Il criterio di una sana ambizione andrebbe anche bene, così come quello di un giusto salario, ma è proprio vero che i soldi possono comprare tutto? E poi quanti calciatori andati nelle “grandi” hanno fallito dovendo ricominciare in altri club? È necessario un buon discernimento e questo dipende anche dalle persone che hai accanto. Penso che anche per i personaggi del mondo del calcio e dello sport in genere, la scelta debba sempre essere fatta con la propria famiglia e per il bene della propria famiglia e dei propri figli.

Tornando in casa Palermo, quali antidoti per contrastare questa flessione? Sempre gli stessi: impegno, lavoro, fatica e professionalità, ma anche come gruppo più coesione e volontà. Mancano gli stimoli? Siamo salvi ed è impossibile raggiungere l’Europa? Sì, è vero, manca la matematica ma siamo salvi, ma anche l’Europa è raggiungibile. Nulla è ancora precluso. Davanti a noi c’è per esempio una Sampdoria, surclassata, ma non nel risultato, all’andata. Vedremo al ritorno.

La vittoria contro il Milan sarebbe un bel segnale, lo meritano innanzitutto i tifosi e la città