OSARE E DARE FIDUCIA

Il Palermo può competere solo con le "piccole" o si può ritornare ad osare anche con le "grandi"? su Twitter @gvchifari
02.11.2014 00:02 di Giovanni Chifari  articolo letto 821 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
OSARE E DARE FIDUCIA

Palermo “operaio”, abituato alla fatica, squadra con carattere, grinta e determinazione. Un primo bilancio attesta fin qui questa tendenza. Lettura confermata dal Patron Zamparini, che ha recentemente lodato questo tratto della squadra evidenziando tuttavia l’assenza di un vero e proprio gioco. Più di una volta, tra le pagine di questa rubrica abbiamo fatto riferimento alla componente psicologica. Torniamo a farlo adesso, ritenendo che si possa trovare in quest’ambito la possibilità di recuperare un approccio ai match più deciso e convinto. In passato eravamo abituati ad un Palermo che scendeva in campo contro qualunque avversario senza temere minimamente il blasone di chi si trovava di fronte. Dal Palermo di Francesco Guidolin a quello di Delio Rossi era questo il diktat e i risultati confermavano il trend. Si vinceva a Torino contro la Juve, si vinceva a Milano contro il Milan. La discesa nella serie cadetta può aver tuttavia indebolito quell’autostima e quel pizzico di spavalderia necessaria per fare risultato anche sui campi dove non si gioca con il favore del pronostico. Dichiarazioni del tipo: “Non sono questi i match da vincere per raggiungere la salvezza” oppure “questa squadra X o Y non è alla nostra portata” non dovrebbero essere presenti nel vocabolario di squadra. Eppure un certo minimalismo sembra serpeggiato fin qui, soprattutto dopo il non entusiasmante approccio alla gara nel match contro la Juventus. Bisogna poter osare, ritornare a sognare, crederci insomma. Si è detto molto sul curriculum di Iachini calciatore che può vantare in rosanero un vittorioso gol segnato nella trasferta di Coppa Italia in casa Milan e poi anche del ricordo negativo di Inzaghi che qualche anno fa subì un brutto infortunio proprio contro il Palermo, ma chiaramente non ci si può appigliare a cose di questo tipo per cercare di far bene. Si ricerca semmai una serenità psicologica per poter fare bene in campo. Tuttavia per creare gioco si deve anche poter investire, anche sul piano della fiducia, sugli interpreti. L’assenza di Rigoni, potrebbe far scattare una chance per il metronomo Chovev. Almeno il calciatore ha dichiarato di prediligere quel ruolo, perché dunque non provare? Certamente ricorderemo come Delio Rossi lanciò il neo arrivato Bacinovic in quel ruolo, riscuotendo un immediato successo e proprio contro il Milan il centrocampista sloveno fece anche gol. Eppure adesso il calciatore non vede la A e gioca in B con il Lanciano. In sintesi quindi si intende dire che per fare gioco è necessario anche provare a rischiare sugli interpreti. Così come si sta facendo bene con Belotti. Bisogna avere pazienza. Con i giovani, a detta degli specialisti del settore, può capitare una certa altalenanza di prestazioni in campo, tuttavia non per questo si deve demordere. Anzi, si dovrà alleggerire il carico psicologico del ragazzo. Anche Vazquez avrà voglia di riscatto. Una “balotellata” (celebre il gesto del Mario nazionale quando indossava la maglia dell’Inter) non significa non amare e rispettare i colori della squadra ma va interpretata come un momento di sfogo perché si voleva dare di più proprio per quella maglia. I 114 anni, appena festeggiati dal Palermo calcio, siano invece di buon auspicio, dopo l’amaro della trasferta di Torino e l’agrodolce della vittoria (senza gioco, si è detto) contro il Chievo, speriamo giunga il rosa, vincente, nel match contro il Milan.