Per uscire dalla palude

Sintomi e antidoti per uscire dalla crisi.
04.04.2016 00:07 di Giovanni Chifari  articolo letto 464 volte
Per uscire dalla palude

Un coro unanime: così non ci si salva! Poca cattiveria, scarsa motivazione, flebile agonismo. Come interpretare questa ennesima debacle stagionale? Eppure doveva e poteva esserci una spinta in più. La sconfitta del Carpi in casa per mano del Sassuolo, il difficile impegno del Frosinone a Genova, davano concretamente l’opportunità di staccarsi e portarsi a pochi punti da Torino e Sampdoria. Invece niente. Squadra poco combattiva in campo. Un’analisi non facile, si può forse parlare di una forma di depressione. Lungi dall’essere un calderone dove tutto si inserisce, per depressione intendiamo qui qualcosa che nasce per una debolezza di tipo spirituale. Si potrebbe dire, una depressione dello spirito. Una realtà che ha tra i suoi sintomi quello della pigrizia, in altri termini si può anche dire indolenza. Non nel senso che manchi la volontà a impegnarsi, oppure sia assente la professionalità degli interpreti, nulla di tutto questo. Penso piuttosto a una forma di stanchezza spirituale che fa percepire pesantezza in campo. Si tratta di noia. Il duo Ficarra e Picone rappresenterebbe questa situazione con la nota gag del “nati stanchi”. Solo che qui non si tratta di un fattore di tipo culturale, ma di una stanchezza interiore che si manifesta nella mollezza dei comportamenti, nella sfiducia, mancanza di autostima, e come si è visto in campo, nell’arrendersi di fronte alle prime difficoltà. Nel gergo calcistico si dice che questa o quella situazione, quel gol o quel raddoppio può “tagliare le gambe”, per indicare appunto una reazione debole e farraginosa. Quest’ultimo aggettivo descrive bene quanto si è visto in campo, azioni farraginose e lente. Sì, si può parlare di un pensiero lento. Lo aveva fatto qualche giorno fa Enzo Maresca in un’intervista alla Gazzetta dello Sport a proposito di un tema culturale, il libro del premio nobel Daniel Kahneman, dal titolo “Pensieri lenti e veloci”. E proprio da Maresca sono giunte sul campo le uniche verticalizzazioni, con passaggi di prima, stile Totti, ma troppo poco per incidere.

Urge cambiare mentalità ed approccio. In queste ore impazzano i suggerimenti, fra questi quello di vedere la squadra Primavera in campo. Idea surreale ma che lascia emergere il problema dei rosa: mancanza di motivazione. Grinta e voglia di emergere che invece hanno i giovani. Circa la motivazione, che dire del match del Torino contro l’Inter?

Molte squadre corrono ai ripari: Milan e Lazio in ritiro. Quest’ultima con un nuovo allenatore, Simone Inzaghi. E per di più a Norcia, ai piedi di San Benedetto. Chissà se non farebbe bene anche al Palermo. In ritiro magari a Santa Rosalia. Luogo in cui ripartire dal silenzio. Da Monte Pellegrino c’è una poi una vista sul Golfo di Mondello che rinfranca l’anima.