PROFILI PER MISTER: PADRI O FRATELLI MAGGIORI?

Uno sguardo sociologico al campionato, partendo dalla panchina e arrivando alla presidenza. Focus su Zamparini/Dybala.
04.03.2015 23:23 di Giovanni Chifari  articolo letto 843 volte
© foto di Federico Gaetano
PROFILI PER MISTER: PADRI O FRATELLI MAGGIORI?

Dal campo alla vita o anche dalla vita al campo, possibile? Sembra proprio di sì, perché ciò che accade nel rettangolo verde fa tendenza ma è anche vero che quello che si registra fuori si riflette in un certo modo nelle scelte, negli stili e nei comportamenti che osserviamo in campo. Partiamo subito da quest’ultima osservazione, iniziamo da quello che c’è fuori. Per esempio, ci dicono i sociologi che dopo le grandi guerre del novecento e la cosiddetta “sbornia” del ’68 è entrata in crisi la figura del padre, meno autorevolezza e indebolimento del ruolo. Qualcuno potrà dire: “Ma che c’entra questo con il calcio”, ma se poi andiamo sul campo, anzi, specifichiamo meglio, se andiamo in panchina, potremo osservare una curiosa tendenza in atto: dal mister padre al mister “fratello maggiore”. Proprio così: da Seedorf a Inzaghi, da Gattuso a Stramaccioni fino ad arrivare a Mangia e Luis Enrique, senza dimenticare che anche Montella ha appena quarant’anni. Si è provato a cavalcare l’onda dell’effetto Guardiola, con luci e ombre. Non discutiamo i risultati, ma osserviamo solo che è diversa una relazione padre-figlio da quella tra fratelli. E che fine hanno fatto i padri? In alcuni casi non sono compresi e sembra che abbiano perso appeal educativo, pensiamo per esempio a Zeman, oppure sono essi stessi che si tirano fuori, perché sono stanchi e hanno bisogno di allentare la tensione, vedi Guidolin. Si tratta forse di una questione educativa, figlia del nostro tempo, alcuni la chiamano sfida altri emergenza. Sta di fatto che senza maestri e profeti, quale futuro possiamo ipotizzare per  un movimento calcistico che perde memoria delle proprie radici? È forse un caso se l’affermazione a livello internazionale delle nostre squadre sia coincisa con le stagioni di “docenti illuminati” come mister Sacchi? C’è una concatenazione che rischia di venire meno. Lo stesso Zeman non aveva attinto la sua arte dallo zio Vycpalek? E non si è ispirato a sua volta al mister boemo anche Di Francesco (sue dichiarazioni)? Un modello che invece ci sembra trovi equilibrio proprio in mister Iachini, capace di dosare mirabilmente paternalismo e fraternità.

Se guardiamo invece ai profili dei presidenti anche qui si registra la tendenza a relazioni più fredde, con modelli di riferimento più manageriali che paternalistici o inclini allo spettacolarismo. Non mancano anche qui testimonianze in controtendenza. Per esempio il nuovo stile di Zamparini che per la prima volta dopo tanti anni non esonera il suo allenatore. Qual è il segreto di questa conversione in corso d’opera? La qualità relazionale: “Per me Iachini è come un figlio”. Lo ripete spesso il numero uno rosanero. In effetti lo scopre lui come allenatore. Qui lungimirante, ottimo talent scout. Così come lo è stato con i calciatori. Tanti in passato, oggi con Dybala. Una storia ricca di colpi di scena. Lo accenniamo perché c’è in gioco una questione educativa. Come un “nonno” ferito il patron ha dapprima affermato: “E’ cambiato. Non ci parlo più. Ha cattivi maestri”. Incomunicabilità, debolezza della parola che non riesce a creare relazione ma anche annosa questione educativa. Come discernere un autentico maestro da un falso maestro? Adesso i rapporti appaiono più distesi e a detta di Baccin è in atto un’opera di riavvicinamento con l’entourage del calciatore. Avvisaglie già nei giorni scorsi in cui il presidentissimo aveva lodato le prestazioni sul campo del campioncino. Insomma Dybala è un patrimonio da tutelare.

Ultima nota di riflessione. In campo si sorride meno, anche quando ci sarebbe da esultare. Da Icardi a Balotelli, la nuova equazione sembra essere gol = silenzio, per non dire tristezza. Tolleriamo quella del goleador che segna alla sua ex squadra, perché almeno si tratta di un silenzio rispettoso.  Che cosa accade adesso? Non si esulta sul campo ma sui social network. Nuova qualità relazionale.

Nessun giudizio, solo osservazione, niente di più pratico e spirituale insieme.