"QUESTA E' LA A" ... dicono

Antico adagio che sembra quasi un ritornello. Il Palermo ha raccolto meno di quanto seminato.Analisi della questione.
16.09.2014 00:01 di Giovanni Chifari   Vedi letture
© foto di Carmelo Imbesi/Image Sport
"QUESTA E' LA A" ... dicono

Due partite e stesso ritornello. “Questa è la A”. Lo dicono gli opinionisti e i commentatori, forse meno i tifosi. Il Palermo ha raccolto meno di quanto seminato, lo ha confessato anche Iachini nel post partita di Verona, sta facendo esperienza, sta prendendo le misure, e certamente ha margini di crescita eppure dopo due match una lettura realmente realistica dovrebbe parlare di due occasioni perse.

Dopo due partite la sensazione è che si poteva osare di più. Contro la Sampdoria non si è chiuso il match, seppur in vantaggio numerico, mentre contro il Verona, è apparso evidente che con maggior peso specifico in attacco le cose sarebbero potute andare meglio. Troppo tardivo l’inserimento di Belotti al 26’ della ripresa? Chissà, senza dubbio il Palermo, e Iachini lo sa bene, ha nelle corde questa opzione tattica. Ma è anche vero che non sarà stato facile gestire una settimana di pressioni mediatiche e di attestazioni di fiducia verso il “Gallo” Belotti che ha fatto meraviglie con l’under 21. Alcuni giornali non hanno esitato a sollevare una sottolineatura non priva di sarcasmo, che suonava più o meno così: “Ecco Belotti, la riserva di Dybala”. In realtà i due giovani e promettenti campioncini possono convivere insieme, magari con Vasquez ad ispirare e rifinire alle loro spalle. È necessario solo osare e avere fiducia e magari rivedere qualcosa a centrocampo e in difesa per sostenere questa nuova esigenza tecnico tattica. Una scelta inoltre che sarebbe un bel segnale per il movimento calcio in Italia. Il Palermo a differenza di Inter e Napoli, che presentano uno o al massimo due italiani in campo, si avvicina almeno al 50 % dei titolari. Nell’ultima con il Verona, abbiamo visto in campo Sorrentino, Pisano, Terzi, Rigoni, Bolzoni (Belotti) ma la sensazione è che manchi ancora qualcosa sul piano psicologico, sul versante dell’autostima e della mancanza di sicurezza che poi determinano dei cortocircuiti o delle ingenuità come quella che ha dato vita all’autogol che ha concesso un’immeritata vittoria al Verona. È piaciuto il Palermo, sembrava avere il controllo del gioco. Ci chiediamo allora se sia possibile accettare questo antico adagio circa la A che non perdona o la A di fronte alla quale si è subito puniti al primo errore. Di solito la verità sta in mezzo, è certamente cambiato lo scenario ma è anche necessaria una maggiore concretezza degli interpreti, essere presenti a se stessi, padroneggiare quello che i latini chiamavano “campus sui”, vale a dire il proprio campo, il proprio spazio.

Domenica arriva l’inter, squadra tra le più in forma in questo momento. Ma anche Davide ha saputo sconfiggere Golia.