Ripartire sanando le ferite

12.11.2015 00:37 di Giovanni Chifari   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Ripartire sanando le ferite

Cambio alla guida tecnica dopo una vittoria. Il Presidente Zamparini era consapevole che sarebbero piovute delle critiche. Lo ha detto lui stesso, rivendicando il diritto di prendere delle decisioni come tratto peculiare del suo ruolo di primo dirigente della squadra. Il fine, è stato detto, è il bene del Palermo.

Tutta questa vicenda ha mostrato il lato più umano e in un certo modo sentimentale di questo sport. Tanti i sentimenti tirati in ballo. Ma essi rimangono pur sempre delle forme, che devono adattarsi all’uomo e non possono essere considerati come forze che ci tengono prigionieri o alle quali si deve poter essere assoggettati. Passandone in rassegna alcuni, abbiamo osservato l’ira e poi la tristezza di Zamparini per aver esonerato un amico al quale era affezionato; lo stupore dell’allenatore, la cocente reazione della squadra, il malcontento dei tifosi. L’imprevedibile esito di quest’esonero nasce da quella graduale e costante divergenza di idee e di scelte che spesso caratterizzano questo sport ma anche dall’incomunicabilità di tante parole che non hanno creato relazione. Si tratta di una debolezza tipica della parola dell’uomo moderno. Non essendo generata dal silenzio essa non determina più relazione ma amplifica le distanze.  Detto in altri termini essa produce ferite non sanate. Nel Caso “esonero” abbiamo le ferite inferte dal mercato estivo fino ad arrivare agli interventi presidenziali che gradualmente, anche puntando a stimolare il gruppo, certamente senza volerlo, possono aver indebolito l’autostima del gruppo e la stessa leadership dell’allenatore. La partenza sprint del Palermo non è stata infatti casuale ma il risultato di un clima sereno soggiacente alla squadra. L’involuzione successiva è invece da annoverare a una questione insieme di tenuta fisica ma soprattutto di verve motivazionale.                                                                         

Parliamo dunque di un Palermo “ferito”. La collera e la tristezza nascono sempre da una ferita. Ci si può arrabbiare, e giustamente, anche con un certo impeto contro quelle che si considerano delle ingiustizie. Ma di solito la rabbia è di pochi momenti. Passa in fretta. Il problema sorge se e quando la collera diventa rancore. Magari non lo si ammette a parole, però possono manifestarsi dei sentimenti di risentimento. Non accade così anche nelle cose di tutti i giorni, quando riteniamo di aver subito un torto? Inoltre sia nel pre e post esonero, non sono mancati dei giudizi sull’operato tecnico del mister, che di riflesso si estendono anche alla squadra, che possono aver fatto male al gruppo. Si dovrà quindi osservare quali strascichi può aver lasciato tutto questo, come si potrà e dovrà riassestare il gruppo, quali motivazioni emergeranno. Che possa cambiare qualcosa lo si potrà verificare nel modo di fare, nello stile relazionale, nella motivazione di allenarsi, nell’approccio alla partita o nello stare in campo. Ci può stare il non condividere una decisione, come anche il manifestare sentimenti di stima e di attaccamento per un allenatore che ha fatto tanto bene a Palermo, tuttavia la professionalità e la stessa deontologia del calciatore richiedono di procedere con convinzione verso nuovi traguardi. L’orizzonte ultimo che va tenuto presente in casi come questo è quello del bene del Palermo e della sua gente. Gli antidoti più efficaci per curare le ferite, per superare ogni tendenza destabilizzante, saranno innanzitutto la solitudine e il silenzio. Ci sarebbe bisogno di spegnere un po i riflettori sul Palermo, anche a livello di comunicazione mediatica, lasciando che la squadra e la guida tecnica trovino i nuovi punti di ancoraggio. Decisivo sarà il ruolo dei calciatori con più esperienza che da buoni fratelli maggiori dovranno accompagnare i giovani perché non si distolgano dall’obiettivo di salvare il Palermo. Anche se il diffuso livellamento di quest’anno, la possibilità che ogni squadra vinca e perda con chiunque, Juventus docet, lasciano aperta la speranza ad un campionato che possa offrire qualcosa in più.