STELLE O METEORE?

C'è poca attitudine all'attesa nel mondo del calcio. Tanti esempi anche nel Palermo. La speranza è quella della continuità tecnico dirigenziale.
09.09.2014 00:12 di Giovanni Chifari  articolo letto 1987 volte
Joao Pedro
Joao Pedro

Da potenziali campioni a meteore, da gente su cui puntare a scarti. Se ne sono viste tante di queste storie fra i rosanero. Salvo poi accorgersi di un clamoroso errore di valutazione, di una mancanza di attesa, di un’assenza di lungimiranza che purtroppo la storia inevitabilmente ci consegna. A onor del vero, a dispetto di questa fase di empasse valutativo ne è anche corrisposta una nella quale si è effettivamente visto bene, si era trovato il campione e non si è perso tempo a venderlo.

Tanti gli esempi. Pensiamo a Darmian, oggi nelle mire del Real Madrid, ma considerato non pronto appena qualche anno fa dal Palermo; lo stesso Kurtic, adesso alla Fiorentina, non è sembrato fare al caso nostro. Ricordiamo poi Joao Pedro? Mai avuta una vera e propria chance. Adesso a Cagliari, con il metodo Zeman, sembra promettere bene. E che dire di Acquah oppure di Lafferty? Se andiamo ancora più indietro con gli anni potremo citare diversi esempi che testimoniano in genere uno dei mali del nostro calcio: la mancanza di attesa. Si vuole tutto e subito. Ricorderemo il non appariscente ma efficace Biava, dato via troppo presto. Raggi, solo due presenze con il Palermo, poi per anni sempre in prestito, fino a divenire un leader difensivo al Monaco. Anche Mark Bresciano è andato via, eppure ha fatto un gran Mondiale; Sirigu si è affermato in campo europeo; Rios continua ad essere un punto fermo dell’Uruguay; Brienza (219 presenze in rosanero) continua a farsi apprezzare e a regalare lampi di classe assoluta.

Sarebbe troppo facile invece soffermarsi sui campioni scoperti, lanciati e promossi dai rosanero. Troppo lunga la sfilza, una vera e propria squadra da scudetto. Ci fermiamo a quelli tuttora in attività: Sirigu, Cassani (Zaccardo), Barzagli, Kijaer (Bovo), Balzaretti, Nocerino, Migliaccio,   Pastore, Ilicic, Cavani, Amauri.     

E purtroppo le logiche del mercato sembrano dettare i parametri delle stesse scelte tecniche. E così scopriamo che molte squadre non presentano giocatori italiani in campo. Si dice perché gli italiani costano di più mentre i mercati stranieri sono più convenienti. Ma poi si deve pagare il conto su un altro versante poiché il calciatore proveniente da altri campionati deve avere il tempo legittimo per potersi adattare al nostro. E invece poi di tempo non se ne da e così si innesca un circolo vizioso senza fine alquanto deleterio anche sul piano economico. Sono stati recentemente pubblicati, e anche il nostro sito ha ampiamente dato la notizia, i monte ingaggi delle squadre della serie A. Ai primi posti della squadra rosanero, paradossalmente figurano calciatori che sono stati messi sul mercato fin quasi al gong finale, segno di un duplice fatto: o non si intendeva puntare su di loro o si voleva snellire il monte ingaggi. Una simile operazione avrebbe significato sconfessare qualcosa in cui si credeva. Se  a suo tempo sono stati offerti 700.000 euro di ingaggio a Mantovani significa che la dirigenza credeva nel giocatore, ma allora perché non recuperarlo? Invece pare lo si voglia dare al Vicenza. Lo stesso vale per Della Rocca, ingaggio 600.000 euro. Sempre sul versante nuovi contratti, è vivo il daibattito circa il prolungamento di Munoz e Vasquez, che non arrivano ai parametri economici dei calciatori sopra citati eppure risultano titolari in squadra. Una contraddizione che nasce dalla mancanza di stabilità dirigenziale. Troppi cambiamenti. Troppe alternanze con diversi specialisti e tecnici del mercato con visioni differenti fra loro. Se si vorrà dare un futuro a questo Palermo si dovrà innanzitutto puntare sulla continuità. Il tempo darà risposta.