TRA UMILTA' E SUPERBIA

Il graduale e faticoso cammino della consapevolezza. Palermo: "Conosci te stesso". Antidoto: umiltà ed essere presente a te stesso.
13.01.2015 23:58 di Giovanni Chifari   Vedi letture
© foto di Alberto Lingria/Photoviews
TRA UMILTA' E SUPERBIA

Palermo umile o Palermo presuntuoso? Per il Presidente non ci sono dubbi, il Palermo visto a Firenze ha peccato di presunzione. Dopo una lunga serie di risultati utili, al primo stop, ecco il monito presidenziale. Un intervento che suggerisce una cornice nuova di riferimento e ci rinvia a leggere la questione su un piano più interiore e spirituale. Esperti ermeneuti del linguaggio presidenziale, sappiamo che ciò è detto per evitare cali di tensione e dunque per tenere desto l’aspetto motivazionale, tuttavia non è forse meno utile riflettere sulla dialettica superbia/umiltà e viceversa. Sì perché sul piano antropologico valoriale il conflitto tra un vizio e una virtù non è mai in una situazione pacifica o di neutralità. Se con "superbia" o "presunzione" intendiamo il riferimento a un disvalore, quando si parla di umiltà si individua il valore che costituisce la polarità opposta. Come abbandonare il primo e scegliere stabilmente l’altro? soluzione non semplice che passa attraverso una decisiva condizione: conoscere se stessi. Era scritto a caratteri cubitali nel frontone del tempio di Delfi: “Conosci te stesso”. Obiettivo per intere generazioni di uomini, ma target non sempre raggiungibile. Con un termine più moderno ma non meno pervasivo, si parla oggi di consapevolezza. Azione pratica ma nello stesso tempo operazione dell’animo, realtà spirituale e mistica. Essere consapevoli significa innanzitutto riconoscere i propri limiti. Anzi, l’esperienza degli errori, anche dei fallimenti, aiuta a procedere meglio. Come ricorda un proverbio africano: "Dalla ferita esce sangue, ma entra saggezza". Passo dopo passo dunque. Esempio concreto, il Palermo visto contro il Milan. Lo sfavore del pronostico, la consapevolezza di poter essere non al pari, ha offerto quella giusta tensione e attenzione su ogni giocata e su ogni pallone. Dimensione in effetti affievolita a Firenze. Consapevolezza significa anche essere presenti a se stessi, vivere il presente, stare attenti, non dare nulla per scontato. Anche qui un esempio, quella palla che Belotti ha inteso mandare in rete, ma non ha impattato lasciando che scivolasse via. Azione simile a quella che poco prima ha visto andare in gol Cuadrado. Avrà tempo il giovane talento per rifarsi. Prestazione incoraggiante la sua. Assist e gol, impegno sempre encomiabile.

Si può allora parlare di un Palermo presuntuoso? Forse è meglio dire che c’è stato un calo di tensione agonistica, un certo scoraggiamento in alcune fasi del match. Tuttavia la sconfitta è utile per rinsaldare il percorso della consapevolezza, che a sua volta, deve poter indirizzare verso l’umiltà. Valore del singolo così come della squadra. È umile chi conosce il proprio limite, non ha un’idea troppo alta di se stesso e non va in cerca di cose superiori alle sue forze, ma proprio per questo è in grado di stupire e di fare cose grandi, come ha fatto fin qui il Palermo. Sembra quasi un ossimoro, ma per essere grandi bisogna farsi piccoli.