UN OMAGGIO AL PRESIDENTE

Auguri al Presidente Maurizio Zamparini, cittadino onorario della nostra città. Uno sguardo al suo profilo biografico.
09.06.2014 16:24 di Giovanni Chifari   Vedi letture
© foto di Vincenzo Orlando/TuttoPalermo.net
UN OMAGGIO AL PRESIDENTE

Maurizio Zamparini nasce nell’anno in cui Glenn Miller & his Orchestra, cantano Moonlight  serenade e poi I know why and so do you, note che si proponevano di diffondere armonia e “attimi” di serenità in un tempo nel quale in Europa già imperversava quel vortice della seconda Guerra mondiale. Siamo a Sevegnano (Friuli), terra del vecchio confine tra l’Italia e l’impero austro-ungarico, il 9 giugno del 1941. Tempi difficili, nei quali il giovane Maurizio poté giovarsi della decisiva testimonianza e mediazione del nonno materno, che era capostazione del paese. Lo lascia intendere lo stesso Presidente in un’intervista rilasciata a Massimo Norrito per Repubblica il 30 luglio del 2004: «Ricordo che teneva sempre la porta aperta e a tavola c’era sempre un posto per i poveri. A Natale mi mandava in giro a distribuire carne ai più bisognosi. Voleva che imparassi che cosa è la vita». Mi sembra importante questo passaggio. Nascono qui le basi per quell’attenzione ai casi difficili e l’impegno per il riscatto sociale, che ritroveremo nelle sue scelte e lotte successive. Allo stesso modo, le condizioni economiche non facili di quei tempi, furono decisive per forgiare la sua tempra caratteriale: «Mi vedo ancora su questa strada a spingere il carretto con i pochi stracci che avevamo. Due stanzette e il bagno in comune, la casa della mia giovinezza». Il padre era emigrato in Venezuela e la madre qualche anno dopo lo raggiungerà. Il ragazzo studia e si diploma e si scopre votato allo sport. Percorreva i sette chilometri fra le residenze dei nonni paterni e materni, in bici o in pattini. La sua casa inoltre era vicina al campo di calcio del paese, scocca la scintilla: «Giocavo attaccante (in futuro nel Trivigliano) e non c’era giornata nella quale non scendessi al campo. Il primo pallone di cuoio del paese fu il mio. Me lo portarono dalla Scozia degli zii. Naturalmente ero io a fare le squadre e a scegliermi i giocatori».

La storia successiva è più nota anche se inscritta in quell’antropologia di base degli inizi: educazione al sacrificio e al lavoro, ma anche disponibilità a lasciarsi sorprendere e interrogare dai fatti della quotidianità. Lui stesso racconta che l’episodio che ha ispirato la sua attività imprenditoriale fu l’aver visto in Toscana un frate cappuccino vendere in una stalla una lavatrice, passando dal produttore al consumatore: «Se lui lo fa con una lavatrice, io lo posso fare con tutto il resto». Ecco dunque estro, intuito, tenacia, lungimiranza, voglia di riscatto e giustizia sociale. Dalla fabbrica di caloriferi e marmitte per auto di Vergiate (Va) ai centri commerciali Emmezeta, poi venduti a Conforama, fino ad arrivare agli attuali investimenti nei settori dell’agricoltura, dell’immobiliare turistico e ricettivo, nelle energie rinnovabili; senza dimenticare l’impegno sociale nel “Movimento per la Gente”.

È innegabile il fatto che ogni attività intrapresa abbia lasciato un segno anche sociale: riscatto, recupero e valorizzazione di potenzialità insite nei territori. Esito che auspichiamo possa consolidarsi anche a Palermo. Auguriamo dunque al Presidente che il far memoria degli inizi, delle proprie radici e sorgenti, possa rinnovare l’impegno e l’entusiasmo per costruire nel progetto Palermo calcio, un modello sul piano sportivo capace di coniugare qualità e ottimizzazione dei risultati, mentre sul piano sociale, per la nostra città, una “vetrina” culturale, una serenità capace di incidere anche sul versante turistico e occupazionale, il che non guasta mai.