UNA SCELTA DI COSCIENZA

Il fenomeno degli oriundi in Nazionale non è nuovo, la questione adesso si ripropone per Vazquez e Dybala. Un fatto di Coscienza. Come agisce questo "maestro interiore"?
su twitter @gvchifari
04.12.2014 00:16 di Giovanni Chifari   Vedi letture
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
UNA SCELTA DI COSCIENZA

Nel calcio multietnico e globalizzato anche i confini tra le appartenenze e le culture sembrano divenuti labili. Se ciò è ormai un dato di fatto nelle squadre di club, in questi ultimi decenni il fenomeno si va sempre più diffondendo anche nelle Nazionali, con alcune significative varianti. Mentre ormai ci abituiamo all’idea di vedere in campo anche un’intera squadra composta da calciatori non nati nel Paese che ospita il campionato, dalla Premier alla Serie A, per fare solo alcuni esempi, può suscitare una certa sorpresa vedere affermarsi la tendenza anche a livello di nazionali. Fenomeno piuttosto ricorrente nei Blues di Francia, ma  presente anche nella nazionale campione del mondo, con alcuni giocatori di origine ghanese, polacca, turca fra i titolari. Se invece andiamo all’Italia, negli ultimi anni, abbiamo avuto gli esempi di Camoranesi e poi Amauri e Thiago Motta, mentre fra i calciatori con almeno un genitore straniero, ricordiamo El Sharawi, Balotelli (si fa riferimento qui ai genitori naturali e non a quelli adottivi) e Ogbonna. In questo scenario inseriamo la questione riguardante Vazquez e Dybala. Due argentini ma con radici italiane. "El Mudo" Vazquez ha la mamma italiana, di Padova, mentre Dybala la nonna materna originaria della Campania. Insomma le radici non mancano e allora tutto rinviato all’unico luogo che può essere supremo giudice della scelta: la coscienza.

Possiamo chiamarla anima oppure dimensione spirituale dell’uomo, “cuore” o “intenzione profonda”, e quindi uno spazio dove si prendono le decisioni importanti. Ma come “tecnicamente” opera la Coscienza? Innanzitutto è richiesta consapevolezza, essere cioè presenti a se stessi, non fuggire dal tempo. non rifugiarsi cioè nel passato o proiettarsi nel futuro ma vivere il presente, saper avere discernimento. Quando si sceglie poi, entrano sempre dei valori in gioco. Lla coscienza infatti cerca di identificare il valore presente in quella data situazione che accade e poi scegliere il comportamento che richiede adeguato. In questa scelta possono risultare decisivi i  fattori di natura ambientale, culturale e quindi anche etnica, sociale ecc ….

Chiediamoci dunque: quali valori entrano in scena in questa situazione?

Potremmo parlare del senso di appartenenza o detto in altro modo di identità, ma c’è anche il valore dell’autonomia, della libertà del soggetto ed altri ancora. E allora se a favorire la scelta dovesse essere un valore più pragmatico, tipo il trovare spazio nell’undici titolare e quindi giocare, saremmo in presenza di un approccio sbagliato. Invece considerare il senso di appartenenza, la propria etnicità, significa valorizzare la madre terra, dare compimento ai sogni coltivati nell’infanzia. Qualcosa del genere ha detto Paulo Dybala, chiudendo alla Nazionale, dichiarando di aver sempre sognato l’Argentina. Forse più possibilista Vazquez, ma è anche vero che nel suo caso il legame è un tantino più vicino. Crescere con un genitore di una nazionalità diversa rispetto al luogo nel quale si vive, significa maturare una sensibilità o anche un desiderio di recupero delle proprie radici che contribuiscono a far vedere e affrontare con occhio diverso la questione. Ricapitolando: se la coscienza fa chiarezza sul valore che ritiene preminente, se è in grado di professare la propria gerarchia di valori, allora la scelta, il comportamento, non dovrà far altro che obbedire a quanto scoperto o ritrovato nel proprio cuore. Si tratterà di un'operazione di verità solo se sarà fondata sui valori, sulla ricerca di ciò che è vero, buono e giusto. La Nazionale non è un club, non può essere una scelta pragmatica ma una scelta di cuore.