VIE DRITTE E VIE TORTUOSE

Analisi del particolare momento del Palermo.
16.02.2016 01:06 di Giovanni Chifari  articolo letto 666 volte
© foto di Federico Gaetano
VIE DRITTE E VIE TORTUOSE

Un’immagine attraverso la quale guardare alla stagione del Palermo: vie dritte e vie tortuose.  Le prime richiamano la “stabilitas”. Traguardo chiaro, percorso nitido, cammino approcciato in modo realistico, consapevolezza delle qualità di base presenti in organico ecc.. Le vie tortuose si presentano quando si sbagliano i percorsi, quando si segue dapprima una strada e poi si cambia, ritenendo di aver trovato una via migliore, percorsi più veloci o innovativi, ma poi ci si accorge che in realtà il traguardo non si è avvicinato ma anzi risulta più lontano. Prendendo a prestito una terminologia questa  volta afferente all’ambito marittimo, la via dritta è quella in cui la nave segue la rotta prefissata, conosce i suoi obiettivi e gli strumenti che le sono necessari per raggiungerli, mentre la via tortuosa è quella in cui la nave in preda a una tempesta perde l'orientamento, si manifesta poco salda e tende a spondeggiare, lasciandosi spostare da una parte e dall’altra.

Un’immagine che si può applicare anche in un contesto educativo. La via dritta è una via virtuosa, la via tortuosa è una via in cui cade chi vuol fare tutto da sé, chi non accetta consigli o ascolta i consigli sbagliati. Di quei giovani quindi, per rimanere nell’ambito educativo, che puntano tutto sul principio di autonomia, che enfatizzano la propria libertà, e poi dopo aver sperimentato delusioni e a volte fallimenti, comprendono di aver sbagliato.

Che dire del Palermo? Da una via dritta, quella del primo Iachini, si sono imboccate vie tortuose, quelle del valzer dei Mister. Esito evidente dai frutti: a una stabilitas presente e continua, novità che aveva prodotto notevoli frutti, dalla B alla A, a un tempo vorticoso di esperimenti che hanno generato il frutto evidente della confusione. Performance culminata domenica scorsa nelle praterie aperte agli sprinter torinesi che hanno attraversato in lungo e in largo la mediana difensiva rosanero.

In che tempo siamo adesso? La cosa che mi ha colpito in questa giornata, il denominatore comune che un po si rintraccia, è quello del perdono. Oggi per primo Zamparini ha chiesto perdono ai tifosi, riconoscendo, bisogna dargliene atto, un suo errore di valutazione. Poi, molto bello, in mattinata la lettera del Mister Iachini, gesto nobile che spiana la strada a una rinnovata e entusiastica collaborazione per il bene del Palermo. Insisto sul fattore “perdono”, perché si tratta di una specie di resurrezione. Il perdono apre un nuovo tempo, è il miglior antidoto per sanare le ferite e iniziare tutto daccapo. Dal perdono nasce la speranza. Sempre in giornata, dal Messico arriva la richiesta di perdono di Papa Francesco rivolta agli Indios. Anche qui un bel segnale, dopo la storica dichiarazione di qualche giorno prima con il Patriarca russo Kirill. Esempi insoliti per un palcoscenico calcistico che servono in questa sede per chiarire la via, la strada aperta dall’atto del perdono. Però adesso c’è un altro step. Zamparini ha chiesto perdono, Iachini ha dato la sua disponibilità. Adesso la palla passa al pubblico e ai tifosi del Palermo. Tocca a loro accettare le scuse e saper cancellare ogni astio e intolleranza, per il bene del Palermo. Magari dopo Roma, e con uno speciale sconto alle curve, anche come per scusarsi verso i supporter rosanero, lo stadio pieno potrà accogliere il ritorno del grintoso Iachini per aprire la cavalcata decisiva verso la salvezza.