ESCLUSIVA PALERMO24, ex rosanero Jimmy Fontana: "Ricordo Palermo con tanto affetto. Arrivai in una squadra di campioni e se Amauri non si fosse infortunato..."

19.11.2018 19:30 di Antonino Terruso  articolo letto 72 volte
© foto di Federico De Luca
ESCLUSIVA PALERMO24, ex rosanero Jimmy Fontana: "Ricordo Palermo con tanto affetto. Arrivai in una squadra di campioni e se Amauri non si fosse infortunato..."

Uno dei portieri storici rosanero più amati dalla tifoseria palermitana è sicuramete Alberto Fontana, soprannominato Jimmi Fontana. Solidità, sicurezza e carisma erano alcune delle doti più importanti del portiere nato a Cesena. Arrivato a Palermo nel 2006, giocò in una squadra composta da numerosi giocatori che presto divennero simboli anche della nazionale italiana campione del mondo. In rosanero ha totalizzato 66 presenze giocando grandissime partite, come in occasione di Palermo-Milan in cui parò un rigore a Kakà. Ecco le parole rilasciate in esclusiva a Palermo24: 

Arrivato nel capoluogo siciliano nel 2006, e rimasto fino al 2009, ha giocato grandi partite e anche grandi stagioni col Palermo. Quell'anno arrivarono in rosanero gente come Bresciano, Simplicio e Amauri. Che squadra ricorda?

“Ricordo una squadra fortissima, in quel momento il Palermo stava attaccata alle 5 grandi d’Italia ed era subito dietro di loro. I rosanero arrivavano a giocarsi l’europa quasi tutti gli anni. Arrivando in Sicilia capii subito in che squadra giocavo: Corini e Tedesco mettevano i nuovi arrivi a proprio agio,davano le indicazioni a tutti ed erano dei veri e propri leader. Non dimentichiamoci che in squadra c’era gente come Biava, Zaccardo e Barzagli. Al timone c’era Guidolin: una persona che aveva il comando totale della situazione, sempre chiaro e diretto con tutti, insomma i presupposti erano i migliori. Grazie al direttore Foschi ero già stato vicino al Palermo anche ai tempi in cui giocavo nell’Inter, dove davanti a me c’era un grande come Francesco Toldo. Quell anno senza l'infortunio di Amauri forse saremmo potuti arrivare in zona Champions League”.

L’anno successivo arriva a Palermo quello che diventa il simbolo della squadra e l’idolo dei tifosi: Fabrizio Miccoli, ma anche Migliaccio e Balzaretti. L’idea della società era quella di migliorarsi anno dopo anno. I tifosi ora rimproverano alla società di non seguire più un progetto lineare e coerente specialmente nel calciomercato. Che ne pensa?

“Era un periodo in cui tutti dovevano ringraziare la società per il lavoro svolto sul mercato visto che sono passati 3-4 campioni del mondo in rosanero. Dopo anni è logico che magari la società abbia fatto strade e progetti diversi provando a valorizzare i giovani e a scovare scommesse,piuttosto che acquistare giocatori già affermati e magari più costosi. In ogni caso queste strategie hanno dato ragione alla società visti i campioni portati in rosanero. Non voglio entrare nel dettaglio, però ora con l’arrivo di Foschi che ama la città Palermo, possono esserci i presupposti per far tornare i rosanero dove meritano”.

Rino Foschi dopo tanti anni continua ad essere uno dei direttore sportivi italiani più affermati e importanti. Tutt’ora alla guida del Palermo, quest’anno ha regalato ai rosanero giocatori che stanno facendo benissimo come Haas e Puscas. Che ricordi ha del direttore?

“Rino lo conosco da quando ero un ragazzino delle giovanili del Cesena. Una persona che ha fatto la gavetta e si è ritagliato il suo spazio, merita di essere considerato tutt’ora uno dei migliori in italia nel suo ruolo. E una persona che va conosciuta bene, perchè in 5 minuti può arrabbiarsi con tutti ma poi gli passa ed è subito amico tuo. Ha grandissime capacità e conosce il calcio meglio di chiunque altro”.

La porta del Palermo, dopo il suo addio alla piazza ha stentato a trovare un portiere affidabile, a parte Sirigu. Un ruolo troppo delicato e forse troppo spesso non considerato, da Posavec a Pomini la scorsa stagione e adesso Brignoli. Come considera l’attuale portiere rosanero?

“Mi piace tantissimo, dissi a Foschi di prenderlo già ai tempi del Cesena perché mi aveva impressionato molto. Ha una grandissima occasione di mettersi in mostra coi rosanero, sicuramente la piazza da pressioni perché i rosanero mirano alla promozione diretta e per questo motivo non può permettersi di sbagliare. Sirigu è un discorso a parte, ha doti particolari e ha fatto una carriera incredibile: tutt’ora è in uno stato di forma invidiabile e merita ancora molte chance per la nazionale”.

Cosa fa oggi Alberto Fontana?

“Sono completamente fuori dal calcio e sono tornato a vivere in Romagna dove sono cresciuto. Continuo a seguire il calcio e a monitorare i portieri perché è il ruolo che amavo fin da bambino e che mi trasmetteva più emozioni. Capita che qualche direttore sportivo chiama me per ricevere qualche consiglio su portieri prima ancora di acquistarli ma non voglio ricoprire ruoli dirigenziali o fare da scout.  La mia è una scelta di vita quella di lasciare il calcio e vivere con la mia famiglia.

Hai un ricordo in particolare che associ alla squadra rosanero con affetto?

“Sono stato benissimo a Palermo e ricordo sempre con affetto questa piazza. Ho avuto la fortuna di arrivare in una squadra dove giocavano grandi campioni e per me questo significa tanto. Ricordo con piacere la volta che entrai in campo a partita in corso contro la Fiorentina al Renzo Barbera con tutto lo stadio in piedi ad applaudirmi. Mi mise davvero i brividi vedere tutto lo stadio in piedi ad incitarmi. Sapevo sicuramente che tra la tifoseria e me ci fosse un ottimo rapporto ma non mi sarei mai immaginato un’accoglienza del genere da parte dei palermitani”.